Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/413

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406 lettere d’una viaggiatrice

preso da quel gran biancore furibondo dello abisso, provando l’atroce voluttà di sognare, come vi spezzereste, come vi spolverizzereste, laggiù. Non forse, questo è l’abisso del gigante, le gotiffre du Geant, non forse un occulto titanico potere vi tiene e vi vince? Che caduta laggiù, travolto nell’ira implacabile dell’acqua, nell’ira della sua bianca spuma, i cui sottili e gelidi vapori vi avvolgono ed esaltano il delirio truce e invincibile!.....


Di là dentro in vero, non escono che volti pallidissimi e occhi vaganti, quasi senza sguardo. Per molto tempo ancora, cavalcando presso il Breuil, per salire alle falde del Cervino, non una parola esce dalle labbra dei viaggiatori. Uno di essi non era entrato, anzi. Aveva già visto l’abisso di Busserailles e non aveva voluto rivederlo. Forse i suoi nervi di uomo avevan sentito l’orrore troppo forte-