Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/426

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il cervino 419

un vapore, come un fumo: si dice: il Cervino fuma la sua pipa. Quali linee squisite nella precisione, sul cielo, come il mezzogiorno s’avanza; e i ghiacciai acquistano un aspetto più candido, come più biondo e più festoso... Lassù, un giro di rocce coperte di neve che circondano la cima eccelsa, quella che si chiama la cravatta, hanno l’aria morbida come di bianche braccia lievi, che stringano il gigante in un fresco abbracciamento. Voi guardate: gli occhi non si stancano, sebbene l’ora declini: o sia l’ora dell’alba purissima, o quella delle trasparenze mattinali, o quella calda meridiana, dove par che la montagna s’infiammi nelle sue nevi eterne, o quella più fredda e più intensa, in cui la giornata discende, voi avete un senso istesso: l’inaccessibile. Il Cervino è inaccessibile; uomini vi sono saliti, è vero, ma vi sono anche morti; uomini vi salgono ancora, è vero; ma ne muoiono, ogni tanto. E coloro che ne conquistano la cima, è in un impeto di tal febbre, in un tale tumulto di passione, che niuna legge umana più vi impera: e, dopo non ricordano quasi più: furono proprio essi