Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/427

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che toccarono la vetta del colosso? Ricordano la febbre, la passione, ecco! Francesco Casanova che vi ascese, si rammenta solo che di lassù, vide tale uno spettacolo di montagne e di ghiacciai intorno, che li calcolò fantasticamente a cinquecento chilometri, uno spettacolo che ispirava uno stupore estatico! Sì, inaccessibile il Cervino, malgrado che i valorosi e i pazzi vi salgono.....

Cade il giorno: il vespero violetto si diffonde nell’aria. Allora il Cervino, guardato di nuovo, vi appare terribile. I suoi ghiacciai hanno una tinta livida, sinistra: si prova un brivido di gelo, un brivido mortale. È più alto, nelle ombre: sale nel cielo, immane, terribile, vi sopraffa, vi vince. Lassù abita l’ospite formidabile, la morte. E quando, nella notte, voi discendete malinconicamente la via che va a Chàtillon, il Cervino a ogni angolo vi riappare, sempre più fantastico, sempre più fantomatico, nella notte, come uno spettro di montagna, di cui sempre sognerete, sempre.