Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/459

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452 lettere duna viaggiatrice

niente altro: e pur guardiamo questi cani con tenerezza, pensando a quante esistenze umane d’inverno, di notte, nel terrore di una morte inevitabile e imminente, essi, precedenti i custodi dell’ospizio, hanno dato la salvazione e la vita. È mezzogiorno e mezzo: nell’allegra ora estiva, l’ospizio è pieno, da cima a fondo, e vi si fa colezione, nelle due vaste stanze da pranzo, e si va e si viene, dall’una all’altra stanza da letto, e i pianciti di legno risuonano di passi, d’ogni qualità di persona, e nella saletta del telegrafo, la piccola Morse stride e nel piccolo ufficio postale, ognuno cerca cartoline illustrate da mandare agli amici, mentre chi ha già fatto colezione, fa cento passi, oltrepassa la frontiera e si trova in Francia, se vuole ridere e scherzare con gli chasseurs francesi che hanno un forte, poco lontano e che vanno caprioleggiando fra gli spalti erbosi o rocciosi.