Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/50

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nell’alma roma 43

Venosa, figura ideale di donna e di dama, sotto i grandi alberi ludovisii, in una gelida mattinata d’inverno, e i vostri passi lievi, e le violette seminascoste nelle pelliccia di lontra, e la lieve voce che mi parlava di nobili cose dello spirito! E poichè gli alberi sono caduti, con essi è caduta l’ombra amica che attenuava i calori estivi, è caduta la freschezza verde e salubre, e, invece, case di pietra sono venute a sostituire la magica cintura di poesia, in questa terza Roma! E le orribili nuove case, a dadi rettangolari, esecrazion degli occhi, esecrazion dell’anima, che sono sorte, ove erano i rosai e i cipressi e i bussi e le quercie, queste abbominazioni di case, dentro, hanno la esiguità vanitosa, la insalubrità pomposa, la ristrettezza ammantata di finta eleganza delle moderne costruzioni, e i vecchi cittadini di Roma non vi son voluti andare ad abitare fedeli alle antiche case del centro, e i nuovi cittadini, cioè la torma burocratica vi mette la sua decente miseria, la sua apparente floridezza che covre male lo stento della vita. Non un giardinetto, lassù, non un giardino: dei dadi, ancora dei dadi, ove