Pagina:Letturecommediagelli.djvu/98

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non sapendo la semplicetta, come dice altrove il Poeta, nel suo principio nulla, ma essendo, come noi abbiamo detto altra volta, simile a una tavola rasa; e non avendo l’intelletto, come tengono i nostri teologi, di tanta perfezione e di tanto valore, quanto è quello dell’Angelo, onde ei possa intendere le cose per sola operazion sua; non potrebbe acquistare mai per tempo alcuno, se ella non avesse l’aiuto dei sensi, scienza o intellezione alcuna; per il che fu detto da ’l filosofo, che chi privasse uno uomo d’un senso lo priverebbe ancora insieme della cognizione di tutti i suoi sensibili; e ciò sapeva molto bene il Poeta nostro, poi ch’egli disse in essa sua opera, parlando dell’ingegno e natura nostra:

Perchè solo da sensato apprende

Ciò che fa poscia d'intelletto degno.

Nè mi piace dipoi ancor quella di quegli che dicono, ch’egli intende per tal selva l’ignoranza, nella quale ei si ritrovava. Imperochè ella è troppo universale e troppo indeterminata. Conciosia che l’ignoranza, secondo il Filosofo, sia di una di queste due maniere; o di pura negazione, cioè che non sa nulla; o di mala disposizione, cioè che sa le cose male. E di nessuna di queste può giudicarsi che potesse dolersi il Poeta: anzi credo che se ei si ritrovava alcuno in que’ tempi, al quale non si convenisse questo predicato ignorante, ch’ei fusse uno egli. Piacemi ancora dipoi ultimamente, manco di tutte l’altre, quella di alcuni moderni, i quali tengono che tal selva fussi la città di Firenze, dicendo ch’ella era piena a’ tempi suoi di tanti odii, inimicizie, e di tanti uomini crudeli come fiere, ch’egli la chiamò convenientemente selva, come egli fece ancor nel canto XIII del Purgatorio, quando parlando della crudele occisione, che doveva fare in lei M. Fulcieri de’ Calvoli, podestà di quella, disse:

Sanguinoso esce della triste selva;
Lasciala tal, che di quivi1 a mill'anni
Nello stato primaio non si rinselva.


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  1. Cr. qui.