Pagina:Lezioni elementari di numismatica antica.djvu/33

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gine, in un paese, in cui le bell’arti non prosperavano, coniarono dopo secoli di lor residenza monete di stile sublime. Alessandro Magno lasciò dietro di se nella Battriana da lui conquistata una Colonia di Macedoni. Chi crederebbe che dopo 200 anni, ch’eglino ritrovavansi in quel paese immediatamente limitrofo all’Indie, ed era del tutto smembrato dalla comunanza greca, ne dovessero pur dare moneta di un greco tanto gustoso, quanto lo possediamo al presente?

Dacché i Romani ridussero in lor potere la Grecia, e appoco appoco anche tutto quanto aveva un’idea di greco smungendone le Provincie, e traducendone a Roma i tesori, ridussero gli artisti greci a restare senza protezione, e senza lavoro nella lor patria, tracollò bentosto la Grecia visibilmente nella barbarie più deploranda. Appena si crederebbe all’aspetto del successivo meschinissimo conio, che le monete battute a’ tempi degl’Imperatori Romani siano un prodotto di quelle Città fortunate, nelle quali avea dominato il gusto, e la passione del Bello. Gli artisti greci passarono a Roma, dove ricchezza e lusso prometteva alle Arti una sede solida e permanente. Finchè Roma fiorì, e si mantenne in vigore, la di lei moneta fu in gran parte di tutta eleganza. Un tale periodo preso dagli ultimi tempi della Repubblica si estese fino a que’ dell’Imperatore Commodo; d’indi in poi la Romana possanza cominciò stranamente a decadere, fino a che l’Impero totalmente snervato fu totalmente rovesciato da’ barbari. Siccome questo accadde a poco a poco: così pur lentamente sparì l’arte della monetazione, il conio della quale sotto degli ultimi Imperatori, in particolare Bizantini, è riuscito di una barbarie insopportabile. Se ne osservi a conferma di ciò un tipo di que’ tempi sgraziati alla Tav. 1 n. 20. Desso porta da un lato Leone III Isaurico, e dall’altro i due figli suoi Costantino, e Leone. O io m’inganno di assai, o in un si fatto disegno non v’è più d’intelligenza, di quello n’abbiano i fanciulli, allorchè vanno schiccherando col carbone i loro sgorbj sulla muraglia. Che poteva per altro aspettarsi di meglio da quel Secolo, nel quale Bulgari, Saraceni, ed altri estranei aggressori erano penetrati nel cuore della poliarchia, e toltole ogni sugo; mentre que’ monarchi imbecilli pensavano di far abbastanza per difendersene a concertare de le processioni, e ad immischiarsi nelle questioni di Teologia, e negli affari di Religione del tutto incompe-