Pagina:Lorenzo Mascheroni - Poesie edite ed inedite, Pavia, 1823.djvu/74

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
58



E poichè Augusto vincitor si sciolse
     Dall’aspro usbergo, e il non più dubbio Impero
     Con soavi a bear leggi si volse,

Nè più Bellona il sanguinoso e fiero
     Suo flagello agitò, nè più le genti
     Impallidir di trombe al suon guerriero,

Delle Muse all’invito impazienti
     Corsero i Vati al Tebro, e non pria uditi
     Gl’insegnaro a ridir febei concenti.

Maro gli affanni allora, e gl’infiniti
     Cantò dal Teucro Eroe varcati orrori
     Seguendo il fato, i venti, i Lazii liti.

Narrò Tibullo i suoi teneri ardori
     Dolci note accordando a flebil cetra,
     Che amor di propria man spargea di fiori:

E mentre ei Delia e la vezzosa all’etra
     Nemesi alzava, i forti inni sciogliea
     Il Venosin dalla Dircea faretra,

Ond’or bei nomi al tardo obblìo togliea,
     Ed or di rose intatte, e mirtee fronde
     Serti a Glicera e a Lalage tessea.