Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/103

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ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti 97

uno effetto. Prima il pensiero di dolersi, il quale vergognoso morendo, nasce il secondo di ringraziare e laudare la donna mia, imaginandola bella e pietosa. Quinci nasce il terzo dello andare a veder la vera, per similitudine della imaginata. Dopo questi tre pensieri seguita l’effetto di mettere ad esecuzione quello che propose l’ultimo pensiero.

     Madonna, io veggo ne’ vostri occhi belli
un disio vago, dolce ed amoroso,
che Amor a tutti gli altri tiene ascoso,
a me benignamente lo mostra elli.
     Questo gentil disio par che favelli,
promettendo al mio cor pace e riposo:
questo afferma un sospir caldo e pietoso,
che Amor in compagnia per fede dielli.
     Questo sospir porta al mio cor novelle
della pietá, che fuor del bianco petto
lo manda messaggier del vostro core.
     Giunto alla bella bocca, pie e belle
parole forma di sí dolce effetto,
che fa stupido star, non che altri, Amore.

Di tutti i sensi nostri sanza alcuna controversia il piú degno e reputato è il vedere; e questo non è solamente giudicio degli uomini, ma ancora della natura. Conciosiacosaché ha posti gli occhi e piú alti che alcuno altro senso e piú vicini al luogo dove sta l’intelletto. Conoscesi manifestamente gli occhi essere piú necessari alla vita umana che alcuno degli altri sensi, perché pare che per la notizia delle cose visibili si proceda agli altri sensi molto piú facilmente. Sono cagione ancora gli occhi di farci conoscere la piú bella cosa che possono conoscere i sensi, cioè la luce; perché né odore, né sapore, né alcuna voce o altra cosa sensitiva si può comparare alla luce. Hanno ancora gli occhi questo privilegio ed eccellenzia negli altri sensi, che il cuore per alcuno altro mezzo sensitivo non si manifesta, ma tiene a tutti gli altri quasi secreti i suoi concetti, e solo per gli occhi li manifesta; perché di letizia e dolore, ira ed amore, e di tutte l’altre passioni del core gli occhi bene spesso dánno

Lorenzo il Magnifico, Opere - i. 7