Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/136

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130 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

se questa passione e spesse volte accade nelli amanti, e non ha, altri rimedi, bisogna spesse volte le medesime cose replicare. Mostra adunque il presente sonetto che, essendo privati gli occhi miei de’ dolcissimi occhi della donna mia, solo e vero loro obietto e riposo, avevono in dispetto tutte le altre cose che vedeano. Amore, mosso dalla pietá della miseria degli occhi, gli ricopriva di pianti, accioché, occupati dalle lacrime, almanco fussino liberi dalla visione dell’altre cose, che davano loro dispetto; perché gli occhi abbondanti di lacrime difficilmente veggono. Cascando adunque queste lacrime sopra quella parte del petto, sotto la quale dentro è posto il cuore, destorono il cuore, sentendo il petto di fuora esser offeso pel cascare delle lacrime. E per questo si mostra l’abbundanzia del pianto, dal quale desto il cuore, cioè svegliato quasi d’uno dolce pensiero che prima lo teneva occupato, dalla nuova offensione delle lacrime, quasi come uno che dorma, da una nuova ed orrida voce, domanda Amore, che era presente, per che cagione piangono cosí forte gli occhi; e, narrandogli Amore la cagione del pianto, bisogna gli dica che la pietá che hanno mossa in lui gli miei miseri occhi, ha fatto che lui sumministra loro queste lacrime, accioché, essendo gli occhi privati della donna loro, ed avendo in dispetto ogni altra cosa, se non può rendere loro la desiderata visione, almanco gli aiuti di fuggire quello che hanno in odio. Perché due rimedi si truovano nella miseria, cioè il fare d’un misero felice (e questo è il piú perfetto) o veramente levarli la miseria, cioè il male sanza darli bene. Come sarebbe in un mendico e d’ogni cosa necessitoso, che chi gli levassi la necessita di quelle cose, sanza le quali non può fare, e solamente gliele dessi a sufficienza, trarrebbe questo tale della miseria e d’uno grandissimo male che è la necessita d’ogni cosa; ma chi lo facessi ricchissimo ed abbundante d’ogni cosa, non solo leverebbe il male della miseria, ma gli darebbe il bene, facendolo ricchissimo. Fece adunque Amore agli occhi questo effetto, dando loro l’infimo grado del bene, levando loro quella cosa che gli offendeva, cioè la visione dell’altre cose: essendo in essi dua cagione di dolore, cioè il desiderio di vedere la donna mia,