Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/160

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154 iii - rime

SESTINA I

[Privo di speranze in Amore, aspetta la morte.]


1

     Quante volte per mia troppa speranza,
da poi ch’io fui sotto il giogo d’Amore,
bagnato ho il petto mio d’amari pianti!
E quante volte, pur sperando pace
da’ santi lumi ho desiato vita,
e per men mal di poi chiamato ho morte!

2

     Ed or ridotto son che, se giá morte
non viene, non ho al mondo altra speranza,
tanto è infelice e misera mia vita.
Dunque son queste le promesse, Amore?
dunque quest’è la desiata pace?
se chiamar si de’ pace i tristi pianti.

3

     Chi spera sotto Amor altro che pianti
o vita, la qual sia men ria che morte,
o gustar mai un’ora sol di pace,
quel vive invano e in fallace speranza;
perché non pria altri è servo d’Amore
che mille morti il giorno essere in vita.

4

     Fu un tempo tranquilla la mia vita;
ma non si può saper che cosa è pianti,
se pria altri non è servo d’Amore.
Né si conosce il viver senza morte,
o quanto è vana ogni umana speranza,
né fia contento omai chi desia pace.