Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/161

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iii - rime 155

5

     Chi uman vivere disse, tolse pace
in tutto della nostra mortal vita,
e d’ogni mal cagion lasciò speranza.
Questa fa sofferire i tristi pianti,
ad altri comportar fa mille morte,
e, quel ch’è peggio, il fa servo d’Amore.

6

     Non nasce prima in gentil core Amore,
che s’aggiugne al desio lo sperar pace,
il qual pria non diparte che con morte:
non dico del morir che si fa in vita,
ma di quel, di che fanno i mortal pianti,
ch’è di vita miglior ferma speranza.

7

     Io, che speranza aver propizio Amore
non ho, ma stare in pianti e senza pace,
aspetterò per miglior vita morte.