Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/181

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iii - rime 175

     Quanto fussino allora i miei martíri
e quanto dura e cruda la mia sorte,
difficilmente e si dice e si crede:
era i conforti miei pianti e sospiri,
e la speranza giá ridotta a morte,35
dove credevo sol trovar merzede.
Ma la costanzia mia e intera fede
non manca giá per pene e non si perde,
ma rinasce piú verde
quanto maggior era ogni mio tormento.40
In mezzo a tanto stento
sempre la sua bellezza mi soccorse,
e faceami ogni doglia stimar poco.
Amor di ciò s’accorse,
e fe’ nuovo pensiero e nuovo gioco.45
     E pregò dolcemente la Fortuna
ch’ella cercassi d’ogni cosa nuova
che alla donna mia fussi molesta.
Ella, che volentier sempre importuna,
deliberò di far l’ultima prova,50
e di vari dolor suo cor infesta.
E di ciò molto addolorata e mesta
era madonna, e piú sarebbe stata:
ma ne fu liberata,
come Amor volle e la Fortuna insieme,55
che le saluti estreme
posono in man del suo fedele amante.
Allor ne vide esperienzia certa,
quanto egli era costante
e quanto la sua fede da lei merta.60
     Quand’ebbe fatto questo, il suo stral d’oro
rimisse, e ’l plumbeo trasse che Amor caccia,
e punse il cor della mia luce viva.
Né mai poi da quel tempo al verde alloro
mostrò piú il sol benigna la sua faccia,65
ma fu d’ogni speranza l’alma priva.