Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/196

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190 iii - rime

CANZONE V

[Il poeta lascia la via trista dell’amore

e dá a miglior vento le sue vele.]


     Amor, tu vuoi di me far tante pruove,
e sí i tuoi servi aspreggi,
quanto piú fedel sono, antichi e interi;
ché piú servire alle tue inique leggi
non vo’, ma per vie nuove5
andare e ricercar nuovi sentieri;
perché non par ch’io speri
nel vecchio altri piacer che affanni e pianti,
sospir, paura, vergogna, ira e disdegno.
Cosí avess’io il tuo regno10
conosciuto e la vita degli amanti,
quel dí che i casti e i santi
pensier miei in tutto volsi
a te, che dimostravi darmi pace,
quando me a me tolsi,15
che quanto fu piú presto men mi piace!
     Io m’ero senza alcun riserbo dato,
e per piú vero segno
della mia intera, pura e vera fede,
non prezzo alcun, ma il cor li die’ per pegno;20
e ’l dominio e lo stato
di me libero prese, ove ancor siede;
sperando che merzede
dovessi aver de’ miei gravosi affanni,
e di mille promesse che almen una25
fussi vera, e Fortuna
qualche volta mutassi volto e panni.
Or la fatica e gli anni