Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/217

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iii - rime 211

LXXI

[«Rimembrando il primo tempo».]


     Della mia donna, Amor, le sacre piante,
come li piacque, in quel bel loco scòrse,
ov’ella pria la bianca man mi porse
per pegno del suo cor fido e costante.
     Giunta in quel loco, le sue luci sante
girando, da poi ch’ivi non mi scòrse,
di me tanta pietate al cor li corse,
che fe’ di pianto un dolce e bel sembiante.
     Poi, rimembrando il primo tempo e quello
pegno amoroso, e guardando ove fosse,
allor soletta trasse un gran sospire;
     col qual per uscir fuor l’alma si mosse;
ma, lei chiamando il grato nome e bello,
ritenne l’alma che volea fuggire.


LXXII

[A un fiore destinato alla sua donna.]


     Quella virtú che t’ha prodotto ed ale,
silvestre e vago fiore, or non si dolga,
né tema, s’io da lei ti spicchi o colga,
che tu perda il vigor tuo naturale.
     Tu sarai dono alla mia donna, quale
s’avvien che nella bianca man t’accolga
e sopra te gli occhi amorosi volga,
la lor virtú sopra d’ogni altra vale.
     Se, lei piangendo, l’amoroso rivo
di pianti bagna tue languenti foglie,
sarai de’ fior del basso paradiso.
     Né di ciò prender maraviglia o doglie,
ch’ancor io, sendo or qui da lei diviso,
di pianti, omè, sol mi nutrisco e vivo.