Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/233

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iii - rime 227

CIII

[Lontano dagli occhi di lei, ricorda tristamente il suo cammino amoroso.]


     Io mi sto spesso sopra un duro sasso,
e fo col braccio alla guancia sostegno,
e meco penso e ricontando vegno
mio cammino amoroso a passo a passo;
     e prima l’ora e ’l dí che mi fe’ lasso
Amor, quando mi volle nel suo regno;
poi ciascun lieto evento ed ogni sdegno,
infino al tempo che al presente passo.
     Cosí pensando al mio sí lungo affanno
ed a’ giorni e alle notti, come vuole
Amor, ch’io ho giá consumati in pianti,
     né veggendo ancor fine a tanto danno,
mia sorte accuso: e quel che piú mi duole
è trovarmi lontan da’ lumi santi.


CIV

[Al poeta, contento de’ suoi tormenti, piace la servitú d’Amore.]


     Io ti ringrazio, Amor, d’ogni tormento,
e, se mai ti chiamai crudel signore,
com’uom, che guidato ero dal furore,
d’ogni antico fallir ho pentimento.
     Però che quella per cui arder sento
in dolce foco il fortunato core,
degna è di umano e di celeste onore,
e se per lei languisco, io son contento.
     Oh avventurata e ben felice sorte,
s’avvien che ad un gentil signore e degno
altri serva e in lui cerchi la sua pace!
     Giá mille volte ho desiato morte;
pur poi resto contento a tanto sdegno,
tanto l’esser suo servo alfin mi piace.