Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/237

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

iii - rime 231

     Piú bellezze ognor vede,
se ben ne porta assai
ciascun spirto, onde tiensi sempre mai
povero il cor da maggior disio preso:
e se alcun spirto è pigro allor, — Che fai?90
— dice di sdegno acceso —
Tu sai pur quanto suave è questo peso; —
e lo minaccia, vinto da’ disiri
ne’ primi suoi sospiri,
mandarlo fuora e darlo in preda al vento;95
e se alcun peregrino
pensier venissi, il caccia in un momento;
perché in quel bel cammino,
ch’è tra’ begli occhi e ’l cor, chi non ha fede
d’Amor d’esser de’ suoi, sí come vile100
star non può tra la turba alta e gentile:
cosí si pasce il cor, ch’altro non chiede.
     Onde trarrai la vita,
o cor dolente e saggio?
Da poi che l’amoroso e bel viaggio105
è interdetto agli spirti, ed è fuggito
il verde tempo giá d’aprile e maggio,
e scalda un altro sito
quel gentil sole ond’è il tuo foco uscito,
quegli amorosi spirti ch’ora stanno110
rinchiusi, converso hanno
la dolce preda nell’afflitta mente
in pensier, che tra loro
mostrano al cor i vari fior sovente,
de’ qual fêron tesoro115
i parchi spirti alla stagion fiorita.
Di questi pensier dolci il mio cor pasce
il disio, che ad ognor nuovo rinasce,
poi che la bella luce s’è fuggita.
     Novella canzonetta,120
questi dolenti versi,