Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/243

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iii - rime 237

Questa è la cara salma,
di cui carchi i pensier mi dan vigore.65
     Quando a quel monte bello
giungon dov’è la gran bellezza adorna,
prendon diletto in quello,
tanto che alla trist’alma alcun non torna,
per l’esemplo del cor crudele e saggio;70
qual truovon lieto al fin del bel viaggio,
dell’alma oblíto, e con Amor soggiorna.
E se non che pure aggio
soccorso in tanto affanno
da quei che manda quel pietoso raggio,75
poi che tradito m’hanno
i miei, perderia l’alma ogni valore.
     Li miei pensieri scuso,
se nell’abisso della gran bellezza
ciascun resta confuso:80
però che chi si muove al fin sol prezza:
muovonsi a questo, e, nol trovando poi,
smarriti piú non san tornare a noi
nell’infinito fin di tal dolcezza.
Rendo ben grazie a voi,85
pensier pietosi e belli,
che soccorrete al cor negli error suoi:
e, se non fusser quelli,
nella tropp’alta impresa morria il core.