Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/251

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

selva prima 245

8

     L’ombrose case in fiamme e i dolci nidi
vanno e l’antiche alte silvestre stalle;
né fèra alcuna al bosco par si fidi,
ma spaventata al foco dá le spalle:
empiono il ciel diversi mugli e stridi:
percossa rende il suon l’opaca valle:
lo incauto pastor, cui s’è fuggito
il foco, piange attonito, invilito.

9

     Benigna legge all’acqua ha il termin posto
che non lo passi e la terra ricuopra:
nel mezzo del gran corpo è il centro ascosto,
grave e contrario al foco, ch’è di sopra:
diverse cose un tutto hanno composto;
tra lor contrarie fan conforme l’opra:
ordina e muove il ciel benigna legge:
dolce catena il tutto lega e regge.

10

     Dolce e bella catena al collo misse
quel lieto dí la delicata mano,
ch’aperse il petto e drento al core scrisse
quel nome e sculse il bel sembiante umano.
Da poi sempre mirâr le luci fisse
sí begli occhi, ch’ogni altro obietto è vano.
Quest’unica bellezza or sol contenta
la vista, pria in mille cose intenta.

11

     Non ornate di fronde apriche valli;
non chiaro rivo che l’erbetta bagni,
di color pinta bianchi, rossi e gialli;
non cittá grandi o edifizi magni,
ludi féri, stran giochi, o molli balli;
non legni in mar che zeffiro accompagni;
non vaghi uccei, novi animali o mostri;
non sculta pietra o gemme agli occhi nostri.