Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/252

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246 iv - selve d’amore

12

     In queste cose sanza legge alcuna
givan gli occhi cercando la lor pace
ascosa, e non sapevano in quest’una,
che conosciuta poi tanto a lor piace.
Occultamente mia lieta fortuna
conduceva il disio che nel cor giace:
condotto era il mio cor, e non sapeva,
a riveder chi giá veduto aveva.

13

     Quel giorno adunque, che nel cor dipinse
quell’amorosa man l’immagin bella,
con voluntario fren gli occhi costrinse
lei sol mirar, non questa cosa o quella,
mille vari pensieri in un ristrinse;
né poi la lingua mia d’altro favella,
né cercon altro gli amorosi passi:
con lei sempre il mio cor legato stassi.

14

     Legato sta nel gran tempio di Giano
con mille e mille nodi il fèr Furore:
cerca disciôrsi l’una e l’altra mano:
freme di sangue tinto e pien d’orrore.
Cerber nel basso regno cieco e vano,
latrando, all’ombre triste dá terrore:
stretto da tre catene, par ch’ira aggia,
rabbia, schiuma, venen da’ denti caggia.

15

     Non giá cosí la mia bella catena
stringe il mio cor gentil pien di dolcezza:
di tre nodi composta, lieto il mena
con le sue mani: il primo fe’ bellezza,
la pietá l’altro per sí dolce pena,
e l’altro Amor: né tempo alcun gli spezza:
la bella mano insieme poi gli strinse,
e di sí dolce laccio il cor avvinse.