Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/253

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selva prima 247

16

     Mostrommi Amor quel benedetto giorno
piú che mai belle le luci serene,
le Grazie tutte alla mia donna intorno;
né usò per rilegarmi altre catene.
Qual maraviglia è se a me non torno?
o qual disio si fugge dal suo bene?
Somma bellezza, amor, dolce clemenzia,
al cor fan voluntaria violenzia.

17

     Quando tessuta fu questa catena,
l’aria, la terra, il ciel lieto concorse:
l’aria non fu giamai tanto serena,
né il sol giamai sí bella luce porse:
di fronde giovanette e di fior piena
la terra lieta, ov’un chiar rivo corse:
Ciprigna in grembo al padre il dí si mise,
lieta mirò dal ciel quel loco, e rise.

18

     Dal divin capo ed amoroso seno
prese con ambe man rose diverse,
e le sparse nel ciel queto e sereno:
di questi fior la mia donna coperse.
Giove benigno, di letizia pieno,
gli umani orecchi quel bel giorno aperse
a sentir la celeste melodia,
che in canti, ritmi e suon dal ciel venía.

19

     Movevan belle donne al suono i piedi,
ballando, d’un amor gentile accese:
l’amante appresso la sua donna vedi,
le disiate man insieme prese;
sguardi, cenni, sospir, d’amor rimedi;
brevi parole e sol tra loro intese;
dalla donna cascati i fior ricôrre,
baciati prima, in testa e in sen riporre.