Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/254

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248 iv - selve d’amore

20

     In mezzo a tante cose grate e belle,
la mia donna bellissima e gentile,
vincendo l’altre, ornava tutte quelle:
in una vesta candida e sottile,
parlando in nòve e tacite favelle
con gli occhi al cor, quando la bocca sile:
— Vientene — disse a me, — caro cuor mio:
qui è la pace d’ogni tuo disio. —

21

     Questa suave voce il petto aperse,
ed a partirse il cor lieto costrinse:
la bella mano incontro se li offerse
a mezza via, e dolcemente il strinse:
pria rozzo, in gentilezza lo converse;
poi quel bel nome e ’l volto vi dipinse:
cosí ornato e di sí belle cose,
nel petto alla mia donna lo nascose.

22

     Quivi si sta; indi non può partire;
non può partir, perché partir non vuole:
piú dolce obietto il suo alto disire
né ha né puote aver, però non vuole:
lui a se stesso è legge, lui servire
a questa gentil legge elegge e vuole:
con la sua man lui stesso ha fatto i lacci,
né vuol poter voler ch’altri gli piacci.

23

     Miri chi vuol, diverse cose miri,
e vari obietti agli occhi ognor rinnovi;
s’avvien ch’or uno e poi un altro il tiri,
non par vera bellezza in alcun trovi;
ma, com’avida pecchia e vaga, giri
cercando per nutrirsi ognor fior novi;
né muteria sí spesso il lento volo,
se quel ch’è in molti fior fussi in un solo.