Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/268

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262 iv - selve d’amore

36

     Ciascun l’applaude, ciascun la saluta,
a dito l’un all’altro costei mostra.
Dicono i cor gentil: — Ben è venuta
la dolcezza, la pace e vita nostra! —
La vil gente stará dolente e muta,
e fuggirá de’ begli occhi la giostra.
Ecco giá in casa questa mia gentile;
felice casa, benché alquanto umíle.

37

     Non colonne marmoree in altezza
reggon le picciolette e basse mura
dello edifizio: non gli dá bellezza
pietra di gran saldezza, chiara e dura:
non opra di scultor che ’l vulgo prezza,
non musaico alcun, non vi è pittura,
non gemme oriental, argento od oro;
ma molto piú gentil e bel lavoro.

38

     Nella porta Bellezza e Leggiadria,
dolci Sguardi amorosi e bei Sembianti:
Pietá drento si mostra, e in compagnia
Speme e Merzé par dolcemente canti
(oh che dolce e divina melodia!):
costumi ornati, e modi onesti e santi,
dolci parlar, motti arguti in la scala:
Fede, Amor, Gentilezza con lei in sala.

                                                                           39           Descrizione della Gelosia.

     Solo una vecchia in un oscuro canto,
pallida, il sol fuggendo, si sedea,
tacita sospirando; ed un ammanto
d’un incerto color cangiante avea:
cent’occhi ha in testa, e tutti verson pianto,
e cent’orecchi la maligna dea:
quel ch’è, quel che non è, trista, ode e vede:
mai dorme; ed ostinata a sé sol crede.