Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/279

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selva seconda 273

80

     Cosí leggiadra e bella non avria
offerto il vaso al folle, come offerse.
Lui, come sai, benché ammonito pria,
il vaso prese e subito l’aperse.
Subito uscir del vaso e fuggîr via
pel mondo i morbi e passion diverse:
del vaso fatto dal celeste fabro
Speranza sola si restò nel labro.

81

     E cosí fu troppo dannoso e caro
il foco che furasti nella ferula:
da poi fu il mondo crudele ed avaro,
la mente sempre disiosa e querula,
le guerre, incendi e torti e ’l pianto amaro:
da poi solcorno i legni l’onda cerula:
la menzogna, l’inganno e ’l romper fede,
da questa vana ciascun mal procede.

82

     Tu ti restasti in sull’orlo soletta,
perché la speme a terra mai non casca:
del disio nasce, ed ella tel prometta;
dell’un vago pensier par l’altro nasca:
del male il bene e del ben meglio aspetta,
sí come uccello va di ramo in frasca:
certa non mai: però né drento o fòra
restò nel vaso che donò Pandora.

83

     Troppo sforza i mortal, troppo presume
questa inimica dell’umana mente;
ancor nel cieco regno sanza lume
estender vuol la sua forza latente:
parse ad alcun degno e gentil costume
la dolce vita abbandonar presente:
la dolce vita sprezza e morte brama
alcun, sperando poi viver per fama.


Lorenzo il Magnifico, Opere - i. 18