Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/278

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272 iv - selve d’amore

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     Ma che male è che l’uom mortal patisca,
che da te maladetta non proceda?
o che grave dolor che non nutrisca?
quanti tristi ad Amor hai dato in preda?
Che forte periglio è, che non ardisca
il cor, s’avvien che ’l misero ti creda?
Tu fusti dal ciel data a noi mortali
vita e conservazion di tutti i mali.

77

     O figlio di Iapeto al tutto stolto,
non valse il saggio frate ti ammonisse
a non mirar Pandora bella in volto
o accettar dono che da lei venisse.
Rendi il furto, Prometeo, che tolto
nel miser mondo tanti morbi misse.
Qual fu piú stolto puoi discerner poco,
chi prese il dono o chi furò giá il foco.

78

     Stolta prudenzia e cieco accorgimento
fu il tuo, e del fratel folle stultizia.
Deh rendi il furto, se Giove è contento
ritrar dal mondo i morbi e la malizia.
Tu non sapevi ancor che’ l pentimento
va drieto sempre a quel che mal s’inizia:
credesti ingannar Giove: o error gravi!
cosí maggiori error fanno i piú savi.

79

     Se tu non eri, non dava l’offizio
Giove a Vulcan di fabbricar Pandora;
Pallade l’arti belle e l’esercizio
non vi aggiugnea per farla piú decora;
nel volto ogni bellezza, in bocca il vizio,
la grazia Vener non li dava ancora
e i dolci sguardi e ’l bel sembiante umano;
né Giove poi la morte nostra in mano.