Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/297

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                                                                           1           Descrizione dell’inverno.

     Fuggita è la stagion, che avea conversi
i fiori in pomi giá maturi e còlti:
in ramo piú non può foglia tenersi,
ma sparte per li boschi assai men folti
si fan sentir, se avvien che gli attraversi
il cacciator, e i pochi paion molti:
la fèra, se ben l’orme vaghe asconde,
non va secreta per le secche fronde.

2

     Fra gli arbor secchi stassi il lauro lieto
e di Ciprigna l’odorato arbusto:
verdeggia nelle bianche alpe l’abeto
e piega i rami giá di neve onusto:
tiene il cipresso qualche uccel secreto;
e con venti combatte il piú robusto:
l’umil ginepro colle acute foglie
la man non pugne altrui, chi ben le coglie.

3

     L’uliva in qualche dolce piaggia aprica
secondo il vento par or verde, or bianca:
natura in questa tal serba e nutríca
quel verde che nell’altre fronde manca.
Giá i pellegrini uccei con gran fatica
hanno condotta la famiglia stanca
di lá dal mare, e pel cammin lor mostri
nereidi, tritoni ed altri mostri.