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ii - apollo e pan 313

II

APOLLO E PAN


     È un monte in Tessaglia detto Pindo,
piú celebrato giá da’ sacri vati,
ch’alcun che sia dal vecchio Atlante all’Indo.
     Alla radice l’erba e’ fior ben nati
bagnon l’acque d’un fonte, chiare e vive,5
rigando allor fioretti e verdi prati.
     Poi, non contente a cosí strette rive,
si spargon per un loco, che mai vide
il sol piú bello, o d’alcun piú si scrive.
     Penèo è il fiume, e ’l paese, che ride10
d’intorno, è detto Tempe, una pianura,
la quale il fiume equalmente divide.
     Cigne una selva ombrosa, non oscura,
il loco, piena di silvestre fère,
non inimiche alla nostra natura.15
     Vari color di fior si può vedere,
sí vaghi, che convien che si ritarde
il passo vinto da novel piacere.
     Quivi non son le notte pigre o tarde,
né il freddo verno il verde asconde o cela,20
over le fronde tenere ritarde.
     Né l’aer nubiloso ivi congela
il frigido Aquilon, né le corrente
acque ritarda il ghiaccio o i pesci vela.
     Del Sirio can la rabbia non si sente,25
né par ch’a terra i fior languenti pieghi
l’arida arena, anela e siziente.