Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/34

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28 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

veramente il fiore è di colore pallido, perché è giallo e bianco, mi venne compassione della sorte sua, perché, essendo giá vicino alla sera, pensavo che presto perderebbe la dolcissima visione dell’amato suo, perché giá il sole s’appressava al nostro orizzonte, che privava Clizia della sua amata vista; il dolor della quale era ancora maggiore, perché quello che era negato a lei era comune a molti altri, cioè agli occhi di coloro che sono chiamati «antipodi», a’ quali splende il sole quando noi ne siamo privati, e la notte de’ quali a noi fa giorno. Da questo pensiero entrai in un altro, che, se bene lei per una notte perdeva questa diletta visione, almanco la mattina seguente gli era concesso il rivederla, perché, come l’orizzonte occidentale gliene toglie, l’orientale glielo rende, e la benigna aurora, piatosa all’amore di Clizia, di nuovo glielo mostra. Ed io ancora ringrazio per questo l’orientale orizzonte che gliel rende, perché è cosa molto naturale e umana aver compassione agli afflitti, massime a quelli che hanno qualche similitudine di afflizione con noi. Questa sorte di Clizia, diversa ed alterna, mi fece poi pensare quanto era piú dura ed iniqua sorte quella di colui che desidera assai vedere la cosa, il veder della quale necessariamente gli è interdetto, non per una notte, ma per sempre. Veggo quale aurora rende a Clizia il suo sole, ma non so qual altra aurora renda al mondo questo altro sole, cioè gli occhi di colei. E, se questo sole non può tornare di necessitá agli occhi di quelli che non hanno altra luce, bisogna sia sempre notte, perché non è altro la notte che la privazione del lume del sole. E però durissima sorte è quella di colui che con assai desiderio aspetta quello che non può avere; né questo tale può avere altro refrigerio che ricordarsi e tenere gli occhi della mente fissi a quello che ha piú amato e che gli è suto piú caro; perché, come credo avvenga a Clizia, che la sera resta vòlta col viso verso l’orizzonte occidentale, che è quello che gli ha tolta la visione del sole, insino che la mattina il sole la rivolta all’oriente, cosí questo novello Clizia non può avere maggior refrigerio che tenere la mente e il pensiero vòlto alle ultime impressioni e piú care cose del suo sole, che sono a similitudine