Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/38

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32 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti


Non si maraviglierá alcuno, il cuore del quale è suto d’amoroso fuoco acceso, trovando in questi versi diverse passioni ed affetti molto l’uno all’altro contrari. Perché, non essendo amore altro che una gentile passione, sarebbe piú presto maraviglia che un amante avessi mai punto di quiete o vita uniforme. E però, se ne’ nostri e negli altrui amorosi versi spesso si truova questa varietá e contradizione di cose, questo è privilegio degli amanti sciolti da tutte qualitadi umane, perché alcuna ragione né se ne può dare, né trovar modo o consiglio in quelle cose che solo la passione regge. Pare il presente sonetto molto contrario al precedente, perché, come quello fugge ogni generazione di consolazione e pare si pasca e del presente dolore e della speranza d’averlo ancora maggiore, questo mostra aver cerco diverse ragioni di consolazione e, se bene indarno, molte cose aver provate, perché questa acerbissima memoria della morte di colei fuggissi dall’animo, ed in fine mostra qualche desiderio della morte, dal quale il precedente è in tutto alieno. Chi sente eccessivo dolore, comunemente in due modi fa prova di mitigarlo, cioè o che qualche cosa amena, dolce e piacevole addolcisca il dolore, o che qualche pensiero grave ed importante lo cacci; e comunemente s’elegge prima quel rimedio che è piú facile e dolce. E però, sentendo io l’acerbitá di questa memoria, andavo cercando qualche luogo solitario o ombroso, o l’amenitá di qualche verde prato, come ancora testifica il comento del secondo sonetto, o mi ponevo presso a qualche chiara e corrente acqua o all’ombra di qualche arbuscello. Ma interveniva come a quello che è aggravato d’infermitá, il quale, avendo corrotto il gusto, se bene diverse spezie di delicati cibi gli sono amministrati, di tutti cava un medesimo sapore, che converte la dolcezza di que’ cibi in amaritudine. Cosí quanto piú letizia dovevano porgere al cuor mio queste cose diverse ed amene, perché il gusto mio era corrotto e l’animo disposto alle lacrime, tutti multiplicavano il dolor mio, e la memoria di colei, che in ogni luogo e tempo era presente, mi mostrava con molto maggiore amaritudine che l’ordinario tutte quelle cose. E, se bene questa memoria era durissima