Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/48

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42 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

ed ancora merita essere creduto da quelli almanco che gli sono stati suggetti: i quali, come nel proemio dicemmo, bisogna che sieno animi alti e gentili, appresso li quali basta in simili amorosi miracoli aver fede; e se fuor di questo numero non fussino creduti, non è bene che cuori rozzi e villani e rebelli d’amore gustino tanta gentilezza. Avendo adunque in genere detto della eccellenzia di costei e quanto nel primo aspetto paressi bella, gentile e pia, parve da fare menzione delle tre cose proposte nel principio del sonetto, cioè l’abito, il tempo e il loco. E però, quanto all’abito, ancora che sia minore la comparazione che l’eccellenzia di lei, essendo vestita tutto di bianco e mostrando in su quel capo i suoi aurei capelli, mi parve assimigliarli a’ raggi del sole quando si spandono sopra a un monte di candida neve, perché né meno di candida cosa coprivono i capelli che sia la neve, né manco splendore avevano i capelli che i raggi del sole. E se i capelli erono tanto lucenti, molto piú erono gli occhi. E però, quanto al tempo, non è dubbio che era giorno, il quale almeno faceva il sole degli occhi suoi. E, dato che questo fussi, il luogo di necessitá era paradiso, perché dove era tanto splendore, bellezza e pietá, certamente si può dire paradiso. Perché «paradiso», chiunque rettamente vuole diffinire, non vuol dir altro che un giardino amenissimo, abbondante di tutte le cose piacevoli e dilettevoli, d’arbori, di pomi, di fiori, acque vive e correnti, canti d’uccelli, ed in effetto di tutte le amenitá che può pensare il cuore dell’uomo; e per questo si verifica che paradiso era ove era sí bella donna, perché qui era copia d’ogni amenitá e dolcezza, che un gentil cuore può desiderare.

     Occhi, voi siete pur dentro al mio core,
e vedete il tormento che sostiene,
e la sua intera fé: dunque onde viene,
che madonna non cura il suo dolore?
     Tornate a lei e con voi venga Amore,
testimone ancor lui di tante pene;
dite che resta al cor sol questa spene
de’ prieghi vostri, e, se in van fia, si more.