Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/50

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44 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

per le parole sue medesime si comprende che quelli occhi mai s’erano partiti dal cuor mio. E però, quando il cuore mio dice: — Tornate a lei, — presupponendo quasi che altre volte si fussino partiti, si vede che il cuore per la passione more; come ancora mostra, maravigliandosi lui che madonna non curi il suo dolore, presupponendo gli sia noto: prega adunque il cuore questi due nunzi che vadino a placare la durezza della donna mia, come unico refugio e sola speranza della sua salute. E chi legge bisogna presupponga che giá gli occhi ed Amore erano in cammino per partirsi, quando il cuore, accortosi dell’error suo e che impossibile gli era a vivere sanza quelli occhi, gli richiamò indrieto, pregandogli che restino con lui, e commettendo che Amore solo andassi e pregassi per lui. Una passione amorosa in due modi si può levare dal cuore, cioè o con dimenticare la cosa amata o col placarla. Tentò il cuor mio l’una e l’altra via, e, volendo cacciare da sé gli occhi di colei, fece esperienzia di metterla in oblivione, perché non è nel cuore quella cosa di che altri non si ricorda. Tentò questo remedio invano, e però ricorse al secondo, cioè di placarla. Questo non si può fare se non per mezzo d’Amore, né poteva nascere pietá nella donna mia se Amore non era con lei insieme con la certezza della pena e fede del cuore, perché l’amore, la pena e la fede sono quelle cose che muovono la pietá. Parla adunque il presente sonetto agli occhi della donna, che erono continui assistenti del cuore.

     Quel, che ’l proprio valore e forza eccede,
folle è sperare o disiar d’avere.
S’alcun tien l’occhio fisso per vedere
il sol, né quello né altra cosa vede.
     S’egli è vero il pensier d’alcun che ’l crede,
l’alta armonia delle celeste spere
vince i mortali orecchi, né volere
si de’ quel ch’altri con suo danno chiede.
     Ah! folle mio pensier, perché pur vuole
giugner pietate alle bellezze oneste
della mia donna, agli occhi, alle parole?
     Suo parlar men che l’armonia celeste
non vince o il guardo offende men che il sole:
or pensa se pietá s’aggiugne a queste.