Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/59

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ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti 53

il presente sonetto è uno di essi, come faremo intendere appresso. Ero assai vicino agli occhi suoi, per modo che d’appresso e quelli e l’altre bellezze potevo vedere, e guardando fiso in essi, tutto acceso giá di speranza e pieno di dolcezza, qualche volta con profondi sospiri sospiravo. Questa gentilissima, alla quale era giá noto il desiderio e stato del cuore mio, con dolcissime parole mi domandò come io ero contento e come stavo. E rispondendo io che piú contento non potevo essere, né il cuore in maggior dolcezza, ella soggiunse: — Donde procedono adunque questi tuoi sospiri? — Io, per timiditá e perché e la bellezza e le parole avevono quasi trattomi di me stesso, non potei per allora rispondere altro; ma, partitomi di poi da lei, feci il presente sonetto, nel quale mi sforzai mettere le cagioni naturali onde procedono i sospiri. È fatto questo presente sonetto in risposta di quella gentilissima donna. E però parla alla donna mia e dice che, se il mio core fortunato, cioè felice e contento (perché «fortunato» non vuole dire altro che quello il quale ha prospera fortuna), sospira in quel tempo quando è piú presso alla donna mia, cioè aggiunto alla sua beatitudine, non è cagione alcuna perturbazione o cosa che l’offenda, come sarebbe sdegno, ira, dolore o paura; ma, volendo intendere bene il vero, n’è cagione la dolcezza che lui sente, la quale è si grande, che tiene occupate tutte le forze e spiriti vitali, e gli svia dal loro uffizio naturale alla fruizione di quella dolcezza. Essendo adunque gli spiriti tutti attenti a questo, bisogna cessino le operazioni naturali che per mezzo loro si fanno. Tra l’altre operazioni naturali è ancora il respirare o, vogliamo dire, alitare, il quale ancora s’intermette per quello abbiamo detto. Di qui nasce che al cuore manca il suo usato refriggerio; perché, essendo il cuore di natura caldo, ed ancora per il concorso degli spiriti molto piú acceso, si suffocherebbe e morrebbe, se non si rinfrescassi per mezzo di quell’aria, la quale aria per quell’alito continuamente si rinnuova e rinfresca. Di questo nasce che Amore, veggendo il cuore mio in tanto pericolo, chiama in soccorso i suoi spiriti vitali; e veramente Amore gli muove, perché la natura, amatrice della conservazione della vita,