Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/74

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68 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

altri segni, come avviene ancora delle altre perturbazioni, per le parole molto meglio si conoscono, le quali sogliono essere il piú delle volte espressioni di pensieri. E però soggiugne che la medesima mano descrive ancora le parole della donna mia, come nunzi de’ pensieri e testimoni esteriori di quello che il cuore fa dentro. Debbesi adunque presupporre che degnissima pittura fussi quella, della quale era ornato il cuor mio; perché tre cose, secondo il giudizio mio, si convengono a una perfetta opera di pittura, cioè il subietto buono, o muro, o legno, o panno, o altro che sia, sopra la quale distenda la pittura; il maestro perfetto e di disegno e di colore; ed oltre a questo che le cose dipinte sieno di lor natura grate e piacevoli agli occhi: perché, ancora che la pittura fussi perfetta, potrebbe essere di qualitá quello che è dipinto, che non sarebbe secondo la natura di chi debbe vedere. Conciosiaché alcuni si dilettano di cose allegre, com’è animali, verzure, balli e feste simili; altri vorrebbono vedere battaglie o terrestri o marittime e simili cose marziali e fere; altri paesi, casamenti e scorci e proporzioni di prospettiva; altri qualche altra cosa diversa: e però, volendo che una pittura interamente piaccia, bisogna adiungervi questa parte: che la cosa dipinta ancora per sé diletti. Era il mio cuore materia e subietto molto atto a ricevere ogni impressione; mai non fu mano tanto gentile e dotta a tale pittura, quanto quella della donna mia, né piú grate cose potevono essere espresse nel mio cuore che i dolcissimi accidenti ed il viso ed il nome della donna mia. E però quanto al giudizio del mio cuore era tanto perfetta questa pittura, che desiderava si perservassi e che eternamente cosí in esso si conservassi. E questo è molto naturale desiderio e séguita da’ principi giá detti. Conciosiacosaché si va per la via della perfezione, molto dura e laboriosa, per venire alla beatitudine; e chi ha grazia di condurvisi, non gli resta altro desiderio che stabilirsi e fermarsi in essa, come ancora desidera il mio cuore. E credendo che questo fussi il modo a potersi perpetuare in tanto bene, desiderava che gli occhi dalla donna mia avessino quella forza e virtú, che si legge ebbe giá il viso di Medusa, e che, come l’aspetto suo convertí gli uomini in sassi,