Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/94

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88 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

vivere per beneficio degli umori de’ quali sono composti, ma a dispetto d’essi e contra alla voglia loro; perché ciascuno umore naturalmente appetisce vincere i contrari suoi, e, súbito che questo tale naturale appetito in qualunche d’essi ha effetto, e che l’uno vinca l’altro, di necessitá viene la morte; e la vita si conserva, mentre che dura la potenzia equale e la guerra tra l’uno e l’altro. E però diremo, la vita nostra constare d’opposizione, contrarietá e diversi mali, e la morte proceder dalla pace. Provasi adunque, per questo, la vita, che appresso i mortali è stimata tra’ primi beni, aver sempre in compagnia questo conflitto delli elementi. Quanto a’ casi del mondo ed a quello che ’l piú delle volte avviene agli uomini, è assai manifesto o essere male puro sanza partecipazione di bene, o bene misto con molto male. E, benché e’ non mi paia questa proposizione abbi bisogno d’alcuna confirmazione, tutta volta, distinguendo le operazioni umane in mentali e corporali, credo sia facile ad intendere che sempre la mente e intelletto nostro ha oppositi ed inimici i sensi e le passioni corporali (che cosí conviene che sia, essendo di natura molto contrari lo intelletto ed il corpo), le passioni e gli appetiti corporali sempre hanno per ostaculo il rimordimento della coscienza, che procede dallo intelletto. Ed, oltre a questo, spesso, anzi quasi sempre, una passione è contraria all’altra, e l’uno appetito all’altro; ché cosí conviene che sia, procedente le passioni umane in gran parte dagli umori delli quali siamo composti, che, come abbiamo detto, sono de diretto contrari l’uno all’altro. Veggiamo ancora, nelle civili, proprie e domestiche operazioni, la difficultá di pigliare qualche partito nasce del concorrere in ogni partito qualche inconveniente, né si trovare di mille volte una vera deliberazione, alla quale non si possa contradire. E però quegli che sono piú prudenti, indugiono piú a pigliare partito, e per questa tarditá si chiamono «uomini gravi». Ed il tempo si chiama «sapientissimo», perché la sapienzia vera consiste nello aspettare ed usare l’occasione; e questa non sarebbe necessaria, se non per la molta difficultá che portano seco le occorrenti deliberazioni. Verificasi adunque ogni umana azione non essere assolutamente buona né dolce sanza