Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/99

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ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti 93

d’ogni suo bene. Perché mi pareva che lei la chiamassi sí dolcemente e con parole tanto efficaci, che la morte non si gli potesse negare, aggravando piú il dolore mio la cagione di questo suo desiderio, la quale era amore, chiamando lei morte negli amorosi suoi sospiri. E per questo bisognava che fussi cagione di questo desiderio o una grande amaritudine e passione o una somma dolcezza. Perché ambodue questi effetti causano negli uomini simili desidèri: perché la morte si brama o per uscire di doglia o perché non sopravenga amaritudine che contamini una somma dolcezza e felicitá, seguitando quella sentenzia: «Tunc pulchrum esse mori». Quale adunque fussi di queste cagione, a me dava grandissima afflizione, massime per quello di che io potessi essere suto imputato, poi che Amore era cagione di questo desiderio. E, combattuto da questa passione, infine mi risolvevo a uno unico rimedio, di accompagnare ancora io la donna mia in questo durissimo desiderio della morte; e però s’accendeva tanto in me questo desiderio, che cominciava a parermi dolce in modo che addolciva tutte l’altre mie passioni. E, perché naturalmente si appetisce e si séguita quello che piace piú, il cuore mio abbandonò tutti gli altri pensieri e pose da parte ogni altro desiderio e cura, per seguire questo dolcissimo e gentile desio della morte. E, benché tutti i pensieri d’una cosa, essendo intensi e veementi, faccino posporre comunemente tutte l’altre cure, pur quello della morte fa molto meglio questo effetto: perché ogni altro pensiero mette da parte gli altri pensieri minori, non per sempre, ma per qualche tempo, perché vivendo possono tornare, anzi è necessario che tornino, e almeno quegli che induce la necessitá della vita; ma il pensiero della morte debbe alienare la mente da ogni altra cosa, perché dopo la morte non v’è che pensare quanto per il corpo e per il mondo. Per questo si dice che ogni altro desiderio e passione, e tutti i martíri ed affanni che si sentono, erono spenti nel cuore sopravenendo questo dolce desiderio della morte; ed essendo tutte queste passioni, e restando solo il dolce pensiero della morte, la vita ne pigliava vigore e respirava alquanto: che cosí necessariamente conveniva che fussi, essendo spenti