Pagina:Loti - Pescatori d'Islanda.djvu/130

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Pater Noster qui es in coelis, sanctificetur nomen tuum....

Quel silenzio profondo si era ora propagato fino abbasso alle tavole allegre dei piccoli. Tutti quelli che erano nella casa ripetevano mentalmente le stesse parole eterne.

— Questa è per Yves e Giovanni Gaos, miei fratelli perduti nel mare d’Islanda... Questa è per Pietro Gaos mio figlio, naufragato a bordo del Zelie.

Poi, quando tutti quei Gaos ebbero ognuno la sua preghiera, egli si voltò verso la vecchia Yvonne e disse: — Questa è per Silvestro Moan....

E ne recitò ancora un’altra. Allora Yann pianse.

— .... Sed libera nos a malo. Amen.

Dopo cominciarono le canzoni. Delle canzoni imparate al servizio, dove vi sono, come si sa, dei bravi cantori.

Gli stornelli erano detti da uno dei giovanotti di onore, così languidamente, con una cadenza, che andava dritto all’anima; e poi il coro era ripreso dagli altri che avevano tutti belle voci profonde.

Ma i due sposi non vi facevano molta attenzione; quando si guardavano i loro occhi brillavano di un chiarore torbido, come delle lampe velate; essi si parlavano sempre più basso, sempre tenendosi per mano, e Gaud abbassava spesso la testa, presa, davanti suo marito, da un timore sempre più grande e sempre più delizioso.

Ora il cugino pilota faceva il giro della tavola per servire del vino suo; l’aveva portato con grande precauzione, carezzando la bottiglia coricata che — come diceva lui — non bisognava smuovere.

Ed il vento continuava il suo strepito pauroso.

Abbasso i fanciulli ballavano in giro; qualcuno si era già coricato. E, sopra, il cugino pilota raccontava la storia di quel vino. Un giorno di pesca una botte fluttuava tutta sola al largo; nessun modo di raccoglierla, essa era troppo grande: allora essi l’avevano bucata in mare