Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/108

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lucifero

Scòrse il misero frate: un moribondo
Topo ei parea, che alla grommata riva
D’un impuro padùle a ber venuto,
305Vi trabocchi per caso: il miserello
Stride pietosamente, i neri e furbi
Occhi spalanca; or d’uno or d’altro verso
Si travaglia d’intorno a un galleggiante
Sughero, che da’ piè sempre gli sfugge,
310E, invan le gambe picciolette a un tempo
Dimenando e la coda, alza a fior d’onda
Tenero il muso, i grigj orecchi appunta,
Finchè, domato da la sorte acerba,
Riman su l’acqua tumido e supino.
315L’Eroe lo vide, e contro a lui di punta
Si disserrò, qual su corrente lepre
Un astore animoso: alla meschina
Il piede velocissimo non giova;
Disperata s’arresta, e in fra gli artigli
320Dell’irto assalitor palpita e piange.
Tal sul frate l’eroe piombò, nel punto,
Che a cavalcion su le cerchiate doghe
Con gran pena salía: per la pelata
Nuca agguantollo; al soverchiante flutto
325L’abbandonò; su la girevol cimba
Pontò forte la destra, e su d’un salto
Vi si assise, e gridò: — Frate, il tuo regno
Della terra non è, non è del mare:
Io t’insegno il vangel! — Guaiva il frate,
330Tapinandosi indarno, e rotte e fioche
Voci mettea: — Non vo’ morir, non devo
Così presto morir! Come San Pietro
Tu solchi il mar; salvami tu!
                                     — Profeta
Non son, nè figlio di profeta, eppure
335Veggio che in gran peccato esser tu devi:



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