Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/107

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canto sesto

Pini su’ flutti, serpeggiando, quasi
Dèmoni, che al ghignar cupo dell’onde
Ballin pazza una ridda a far più triste
270De’ disperati naufraghi la morte.
Rompe i flutti Lucifero, e fra tanta
Desolata pietà sol di lei cerca,
Sol si affanna per lei, che tutte in core
Le sopite d’amor fiamme gli avviva.
275Biancheggiar vede alfin come un’incerta
Forma, cullata abbandonatamente
Da men torbidi flutti, e immagin sembra
Di visíon, che tremoli allo sguardo
D’oblique stelle, e tu non sai, se chiusa
280Entro un vel di canore acque e di spume,
Sia l’amor che tu sogni, o ver la morte.
Stranamente l’eroe spinse la voce,
Pari ad artigliatrice aquila, quando
Disertar vede il nido, e dalle nubi
285Piomba, e co ’l grido il cacciator sgomenta;
E a quella volta ambo le braccia e il petto
Affaticò. La cara supplicante
Ben riconobbe, e in cor gioì: di peso
L’alza, l’impone al grande òmero, e forte
290Serrandola col braccio a mezza vita,
Con ambo i piè squarcia di forza il flutto.
Ella respira ancor; la fuggitiva


Pupilla per le vaste ombre dilata,
E un caro astro ricerca, il derelitto
295Astro dell’amor suo. — Cessate, o venti,
T’accheta, o mar; risplendi, o Sol; venite,
Lontane terre, al cenno mio: ch’io possa
Serbar quest’infelice alma all’amore! —
Girò in tal dir lo sguardo, e a lui da presso
300Con le braccia convulse a una raminga
Botte aggrappato disperatamente



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