Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/112

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lucifero

― E, via di qua, sclamò, via dal mio sguardo,
Plebe del cielo infeminita! Ai molli
400Suoni dell’infingarde arpe voi date
L’anima tutta, e le divine essenze
Seppellite nel sonno. Onta a voi tutti!
Mentre l’uomo laggiù s’agita, e invade
Ogni cosa creata, e dio diventa,
405Voi, d’ogni cosa e di voi stessi ignari,
Con pacifico studio divorate
I banchetti celesti, e con le belle
Figlie dell’uom gli ozj spartite e il letto! —
Girò, in tal dire, anco una volta il ferro,
410E partito saría, se dalla folta
Dei trepidanti arcangeli non fosse
Sorto innanzi Michel, l’adamantina
Spada del cielo. Alle incostanti aduso
Bizze del Padre, ei gli si pianta innanzi
415Con ischietto sorriso, e, — Qual talento,
Gli dice, è il vostro di pugnar? S’addice
La pugna a voi? Lucifero ha vestite
Spoglie umane, ed a noi l’alme ribella;
Ma rotto è forse il brando mio? Su lui
420Disagevole è tanto il mio trionfo?
Ben altre volte io gliel provai. Smettete
L’armi dunque e lo sdegno; io, s’ancor sono
Il guerrier vostro, io pugnar deggio: a voi
Il comandar, a me il servir si aspetta. —
425Così parlava, ed il canuto mento
Gli careggiava, e il rabbonía. Di forza
Volea prima da lui svolgersi il nume,
Poi fiero in vista e mal frenando un riso,
Ritrasse il piè dal limitar: le indotte
430Armi svestì; senza mirarlo in fronte,
Al diletto campion la pugna indisse,
E, calcando ai superbi astri la faccia,



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