Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/118

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lucifero

Sguardo di ciel, che le vivea negli occhi,
Era la patria sua, l’aurea contrada
Dei sogni suoi; non là, dove la morte
40Sedea su le dilette ossa paterne,
Non là, dove nei suoi lutti racchiusa
Piangea la madre sua vedova e stanca.
Da quel giorno si amâr. Lepidamente
Lingueggiaron sui lor capi le sozze
45Ironie della plebe; ai giovanili
Passi, intèsta di fior, tese la rete
L’insidíosa ipocrisia; ma grande
Crebbe amor dai perigli, e furon saldi
Battezzati nel pianto i primi amplessi.
    50Scorrazzavano un dì, come fanciulli,
Per le aiuole fiorite. In un sereno
Mar di tiepidi raggi e di fragranze
Nuotavano le cose, e tutto fiori
Salía sui monti il giovinetto aprile.
55Dolcemente anelando ella si assise
Sotto il bruno laureto; e lieta in core
Di tanta festa di rose, di tanta
Gloria d’amor, con pueril rampogna
Provocava l’amico. — A nulla buono,
60Dicea, sei tu; girato ho in un istante
Tutto quanto il viale, e tutti ho colti
I suoi fiori più belli: ecco; — e su l’erbe
Sciorinava il suo bianco grembiuletto
Riboccante di fiori. Egli porgea
65Sorridendo la bocca, e, a nulla buono,
Dicea, son io fuor che a rubarti i baci.
Furtivamente fra le foglie e i rami
S’insinua il sole, e di minute e lievi
Agitate dall’aure ombre ricama
70Quelle giovani fronti e le diffuse
Vesti di lei, che in mezzo ai fior si asside.



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