Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/155

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canto ottavo

Agli amplessi del Vero, io la solenne
Voce di libertà, che a voli arditi
Del pensiero dell’uom sferra le penne.
    615Di tenebrosi troni e di ferrati
Gioghi e di fronti umilíate e vili
Lieta non vai, bella non vai di fiori,
Che di pallidi servi il pianto edùca;
Nè tuo serto è il terror. Vigile e ferma
620Tu nell’anime ti assidi, e i lor destini
Previdente governi. Ardon nei tuoi
Limpidissimi sguardi
Quante spemi ha il futuro, e quanti ha raggi
L’onnipossente libertà, ch’è dono
625Tuo primo e non caduca
Gloria di umani e tua miglior parola.
Tu di sensi gagliardi
Migliorando l’età, nutri le menti,
E sè stesse a sè stesse insegni e sveli,
630Perchè libere alfin corran le genti
Alla vittoria di più fidi cieli.
    È sogno il mio? M’illude,
Vòto fantasma, il desiderio, e fingo
Larve di spirto ignude?
635Dai ciechi abissi invano
A combatter con Dio l’ultima pugna
Sorse il mio spirto? Ombra incompresa, ignota
Correrò questi lidi, infin ch’io piombi,
Fulminato Titano,
640A divorar nell’ombre il mio dolore?
Nell’ombre io tornerò? Quest’infinita
Luce, onde il cor si pasce,
Questo perpetuo fluttuar di cose,
Quest’impeto di vita
645Non son mio regno e vita mia? Non sono
Consorti mie le mobili



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