Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/184

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lucifero

Si avviluppan fra l’ombre; echeggia il cielo
Di rauche voci e di ruggiti; a rivi
195Sgorga il sangue su l’erbe; ed essi avvinti
Ferocemente in amplesso di morte
Balzan, piomban, s’avvoltan, si precipitano
Fra le spine, fra’ sassi e le nemiche
Tenebre. All’orlo d’un burron vicino
200Vengon così. Pende sul negro abisso
Una fitta boscaglia, a cui la foga
Dei sonori torrenti ignude lascia
Le nodose radici. Ivi, protette
Dai folti rami, e dal burron difese,
205Godean sede tranquilla e secol d’oro
Una tribù d’amene scimmie. Il novo
Caso le tolse agevolmente ai sonni,
E la lotta avvisando, a salti, a strilli
Facean pazza baldoria; e qual con mano,
210Qual con la coda attorcigliata a un ramo,
Quale a un piè, quale ai fianchi alla vicina,
L’una all’altra atteneansi, e fean pendente
Catena sui pugnanti ospiti, a cui
Or tirano sul capo una selvaggia
215Noce, e svelte risalgono fra’ rami,
Or fin sul dorso a’ combattenti scendono
E li aízzan co’ graffi e con le strida.
Non però si ristanno, o svolgon l’ira
I due che in aspro abbracciamento avvinghiansi
220Presso al burron. Preme l’eroe co ’l dorso
Il ciglion della balza; a lui su ’l petto
Insta la belva: con la bronzea destra
Ei l’abbranca alla gola; al perigliante
Corpo con l’altra fa puntello, e attiensi
225Alle dense radici. E già su ’l volto
Qual d’aperta fornace il vampo ei sente
Delle putide fauci; a caldi sprazzi



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