Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/192

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lucifero

Spirar liberi sensi: a sua rovina
445Va tosto incontro; perocchè di tutti
Malnato istinto è il dominar; nè vale
Esser libero d’altri, ove ad un tempo
Di sè stesso è ciascun servo e tiranno.
Però, se il ben cerchi dell’uom, nè stolta
450Ambizíon move i tuoi sensi, al mio
Giogo abbandona i servi miei: la forza,
Qual ch’ella sia, legge è del mondo; il resto
Altro non è che nome vuoto e nulla! —
Sorrideva Lucifero, e un sol detto
455Non gli fuggía. Con subito consiglio
Pone allora il buon Dio l’aureo emisfero,
Dal manto ampio si svolge, e simulando
Fra labbro e labbro un giovíal sorriso,
Per man prende il nemico, obliquo il guarda
460Con gioconda malizia, e: — Inver, gli dice,
Vecchia golpe tu sei! Che tu mi cianci
Con codesti tuoi fumi? A par di me
Tu gli uomini conosci, e di sonanti
Nomi li gonfj, sol che a Dio ribelli
465Spingan la fronte, e tu su lor ti assida!
Giù dal volto la larva! Hai di me al pari
Desio di regno; e di regnar mal pago
Sovra il trono dell’ombre, una più bella
Sede nel mondo e maggior gloria ambisci.
470Or ben: regnar vuoi su la terra? Affido
La terra a te. Vuoi che tremanti e prone
Pendan le genti dal tuo labbro? il fronte
Pieghin popoli e re sopra la polve
Del tuo santo calzàre? Abiti e modi
475Cangia. V’è tal sovra la terra, a cui
Nullo agguaglia in poter: brando che uccide
È la parola sua, fulmine il guardo;
A lui d’umani sagrificj intorno



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