Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/217

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canto undecimo

Carezzevole intorno, or con obliquo
Serpeggiamento insinuar ti piaci
Entro a’ facili cori il tuo veleno;
515Or con voce melliflua a le tue reti,
Erudita civetta, i merli attiri,
Or, mutato ad un punto in cinguettiera
Gazza, i nomi più vili all’aura canti.
Tu, Catone d’un dì, spregiar sai l’oro
520Con tragico cipiglio, e tu con furba
Docilità di vertebra e d’ingegno
L’altrui scale affatichi e l’altrui tasche;
Oggi con infantil garbo all’orecchio
D’un’aerea beltà beli il sonetto
525Sentimental, doman, fatto più saggio,
In uno scrigno d’òr fabbrichi il nido.
Ma chi tutte può dir le peregrine
Doti, per cui, Proteo novel, tu cangi
Co’l mutar d’ogni dì forme e colori?
530Chi l’operosa, infaticabil fonte,
Per cui, senza invocar madre Lucina,
Puerpera ogni dì s’alza la tua
Díabetica Musa? Alcun per fermo
Dir non saprà, ben che sia noto a tutti.
535Sorgi adunque, e t’appressa; e s’alcun mai,
Dal serpeggiante tuo venire illuso,
Oserà alzar, per calpestarti, il piede,
Lascia, io dirò volgendo il guardo altrove,
S’egli è vipera al cor, donnola è al dente.
    540Ma son costor le stelle tutte e i Soli,
Che ad onor dello strano ospite accolse
Dentro al suo tempio la gentil Carĺte?
Così non piaccia al dio, che l’arte e il nome
D’Ausonia ha in cura! Fra cotanta luce
545Non splende Olimpio ancor, colui non splende,
Che la rude spregiando arte dei padri,



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