Pagina:Lucrezio e Fedro.djvu/223

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Lib. III. Fav. XIX. e XX. 209

FAVOLA XIX.

Esopo ad un Ciarlone.


NIun altro servo avea il padron d’Esopo,
     Cui s’impone, che pria del consueto
     La cena appresti: per alcune case
     Ricerca Esopo il fuoco, al quale accenda
     5La lucerna, e a la fine lo ritrova:
     E accorciando la strada, per la piazza,
     Tosto a casa ritorna. Un Saccentino
     Il vede, e perchè, dice, ora col lume,
     Che il pianeta maggiore è nel meriggio?
     10Un Uom cerco, ei risponde, e in fretta parte.
          * Se il motto a rilevar l’altro pervenne,
     Vide ch’un Uom non riputollo Esopo,
     Poichè in altro occupato, fuor di tempo,
     Con baje intrattener pure il volea.


FAVOLA XX.

L’Asino e i Galli sacerdoti di Cibele.


CHi nasce sventurato, non sol vivo
     Lo insiegue rio destin, ma morto ancora
     Lo preme, e incalza. * I Galli di Cibele,
     Un Asinel di lor bagaglio carco,