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la crisi argentina 37

avviene ora nel commercio della lana, la quale forma una delle più grandi produzioni del paese. Vi sono sul solo mercato di Buenos Aires dodici milioni di chili di lane giacenti.

L’Argentina, immensa e varia, avrebbe delle risorse inesauribili. Con tutte le condizioni difficili create al suo commercio, la sua esportazione ha superato, nel solo corso di quest’anno, l’importazione di circa cinquanta milioni di pesos oro, ossia duecento cinquanta milioni di lire. Ma la situazione creata a questo paese è tale che tutti questi milioni di superavit attivo bastano appena ad impedire un peggioramento economico. Essi tornano all’estero sotto forma di dividendi e di interessi.

È Buenos Aires il centro della rovina argentina. Essa ha stornato dai campi la ricchezza. Per un lungo e recente periodo l’affarismo ha fatto di questa città come un’immensa bisca: da ogni parte si accorreva a giuocare. Si giuocava sul valore dei terreni, degli edifici, sui prestiti, sulle azioni dei Banchi, sulle azioni delle imprese più varie e più assurde. L’enorme movimento del denaro aveva creato una prosperità favolosa, ma fittizia. Lo sperpero era enorme. Lo standard di vita generale giunse ad un lusso senza riscontri. Il bisogno del lusso portò alla disonestà sistematica. Una disonestà inaudita.

Le opere pubbliche di Buenos Aires sono state pagate molto ma molto al disopra del loro valore. Centinaia d’intermediarî vi si sono arricchiti. I ministri divenivano arcimilionarî. Si davano concessioni di fa-