Pagina:Maffei, Scipione – Opere drammatiche e poesie varie, 1928 – BEIC 1866557.djvu/215

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Fazio.  Che strano giuramento è questo

per Plutone?
Capitano.  Eh, non c’è Pluton, né Cerbero;
in francese si scrive peloton.
E pronunziando stretto par ploton ,
che vuol dir per manipolo, per truppa,
per spartimento. Ed alcuni hanno inteso
di Plutone, e Plutone han sempre in bocca.
Ma in grazia, amico Fazio, permettetemi
di seguitare il mio passeggio; io debbo
con sua grazia, signor, portarmi altrove.
Alfonso.  Io veggo il mio valletto di buon passo
venir vèr qua, forse mi va cercando.
Fazio.  La lascio adunque in libertá con esso.

SCENA VI

Lrppo e Alfonso.

Lippo.  O padrone, o padroni

Alfonso.  che hai? Che c’è?
Lippo.  Una gran cosa vi ho a dir: son corso
si forte che ho inciampato e quasi quasi
mi son rotto la testa.
Alfonso.  È stato forse
rubato?
Lippo.  Si, ben altro; ora i’ so tutto.
Caspita, voi non sapete; io non posso
dir tutto a un fiato: quell’Ermondo, quegli
ch’è alloggiato ove noi; ma c’è un Anseimo,
e Aliso servitor, da cui pian piano
ho ricavato.
Alfonso.  Che? Non ti confondere.
Tu sai pur quante volte i’t’ho grondato
per questo tuo parlar senza proposito.