Pagina:Maineri - Ricordi delle Alpi.djvu/42

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38 ricordi delle alpi.

Giornate, riuscì a trafugarsi in Piemonte, dove venne iscritto nella schiera delle Guide, elle furono poi con Carlo Alberto nelle nostre pianure E io potei ancora con le mie buone gambe correre ad abbracciarlo in Milano; ma quelli furono gli ultimi baci del povero Brogio, che il Cielo avea fisso, ch’ei lasciasse le ossa nell’infelice battaglia di Custoza.

Si, ve lo giuro, questa morte non mi ba così percosso come il brutto affare della bastonatura; davvero, parola di galantuomo!

A questo si aggiunse un altro gran dolore, la malattia della buona Ghita; la quale messasi a letto, non se ne levò, che per andarsene al riposo del camposanto. Tanto suo soffrire l’aveva renduta scema affatto di mente, e ridotta in tale stato da mettere pietà persino alle pietre.... Povera mia Ghita! donne come quella se ne veggono ben poche....

— E Zino! diss’io tutto intenerito di così melanconica storia.

— Zino, vedete, fu anzi il vero veleno che rôse la vita della Ghita: ma lui, meschino! non ci ebbe poi tanta colpa. Che avrei fatto io. se mi fossi trovato a suo posto? il cuore mi dice, che non avrei forse evitato la sua disgrazia.

Dapprima si die’ assiduo assiduo al lavoro,