Pagina:Maineri - Ricordi delle Alpi.djvu/41

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miserie a macca 37

dolore era troppo forte perchè potessi nasconderne ogni traccia: però, fu necessario coprire la cosa prendendo per pretesto una malattia naturale; ma si ebbe a sudar assai per celare tanta crudeltà in casa.

Or, nsapete perchè quegli schèrani avessero bastonato e malconcio così il mio Cecco? deccovelo: non avendo e’ potuto soffrire da un esoso caporale croato l’eterno appellativo di «porca taliana» lanciato sempre contro di lui e dei nostri, sciolse la lingua, e finì con dirgli, che sarebbe venuto il tempo, che gl’Italiani avrebbero fatto pagare a misura di carbone tutte le infamie commesse da lui e da’ suoi pari in casa nostra. Il povero giovane che, sin da bambino s’aveva appreso a odiare gli austriaci, venutigli maggiormente in odio per quanto soventi gliene raccontava anche sor Rienzo, non aveva potuto mai patire un insulto da loro: rimbeccò; e fu punito col sangue.

Dunque battiture; e per queste il mio Cecco si giacque a letto un buon mese, ma fece fermo proponimento, che non avrebbe mai più servito sotto la bandiera dell’Austria; mancava l’occasione, che non tardò. Era il 1848, cioè l'anno dopo le bastonate patite: chiamato il suo reggimento in Lombardia per combattere i milanesi rivendicati in libertà nelle Cinque