Pagina:Maineri - Ricordi delle Alpi.djvu/46

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42 ricordi delle alpi.

ottuso e nimico di ogni generoso afîetto. Oh, lasciate pure che ne dirano corna, e lo disdegnino in tutto l’anno, ma verrà un dì che gli faranno buona ciera e carezze, la vigilia cioè del pubblioo comizio, quando l’interesse li vellica a gridare a’ quattro venti, che tutto viene dal popolo, e che senza il popolo nulla si può, nè si deve mai fare. Passato il pericolo, li vedete voi come mutan modi e linguaggio!

La virtù non è cosa nuova, e fiorisce dovunque; ma, più che ne’ piani popolosi, nelle città marinare o nelle primarie metropoli, la troverete fulgida e bella di verecondo candore nelle gole dei monti, in seno di valli romite, sulle ardue cime delle alpi: ivi il lavoro, la semplicità, la buona fede, i vicendevoli affetti sono più vivo cemento di concordia, di pace e di quiete; e le gare, le ambizioni, gli scialacqui, i piaceri non vi hanno ancora risvegliato tutte le più perniciose febbri della corruzione e del vizio.

Ai monti si è più prossimi alle semplici costumanze della natura!

«O più bella che questo almo giocondo
Lume, che universo orna ed avviva;
O tu, che d’altro più sublime cielo
Muovi, e se’ luce di più nobil mondo,